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Quando non serve la dichiarazione di successione

Redazione Successione Pronta. Aggiornato il .

In breve

  • La dichiarazione di successione non è obbligatoria solo se ricorrono insieme tre condizioni: eredi coniuge e parenti in linea retta, attivo ereditario non superiore a 100.000 €, nessun immobile o diritto reale immobiliare (art. 28, comma 7, D.Lgs. 346/1990).
  • Se tra gli eredi ci sono fratelli, sorelle, nipoti di zio o altri parenti, la dichiarazione serve sempre, anche per un conto con pochi euro.
  • Al posto della successione si firma in banca o alle Poste una dichiarazione di esonero, che l'intermediario trasmette all'Agenzia delle Entrate entro 15 giorni.
  • Titoli di Stato e buoni fruttiferi postali non concorrono a formare l'attivo ereditario (art. 12), quindi secondo la lettura prevalente non contano per la soglia; per gli altri beni conta il valore alla data del decesso.
  • Se dopo l'esonero emerge un nuovo bene (una sopravvenienza) che fa venir meno una condizione, la dichiarazione diventa obbligatoria.

La dichiarazione di successione non serve quando l'eredità va solo al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto, il suo attivo non supera 100.000 € e non comprende immobili: le tre condizioni devono esserci tutte insieme. In questo caso, per sbloccare conti e libretti basta firmare una dichiarazione di esonero presso la banca o l'ufficio postale. In tutti gli altri casi vale la procedura descritta nella guida completa alla dichiarazione di successione.

Quali sono le tre condizioni per non presentare la successione?

La regola è scritta nell'art. 28, comma 7, del D.Lgs. 346/1990: non c'è obbligo di dichiarazione «se l'eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto e l'attivo ereditario ha un valore non superiore a euro centomila e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari, salvo che per effetto di sopravvenienze ereditarie queste condizioni vengano a mancare». La guida dell'Agenzia delle Entrate di giugno 2026 ripete le stesse condizioni.

Condizione Quando è soddisfatta Quando non lo è
Chi eredita Solo coniuge (o parte dell'unione civile), figli, nipoti in linea retta, genitori, nonni C'è anche un fratello, una sorella, un nipote figlio di un fratello, un cugino, un erede per testamento non parente
Quanto vale l'attivo Tutti i beni del defunto insieme valgono al massimo 100.000 € L'attivo supera 100.000 €, anche di poco
Che beni ci sono Solo conti, libretti, titoli, beni mobili C'è una casa, un terreno, un box, anche solo in quota, oppure un usufrutto o un diritto di abitazione

Basta che manchi una sola condizione perché la dichiarazione diventi obbligatoria, con scadenza a 12 mesi dal decesso.

Se ereditano i fratelli serve sempre la dichiarazione?

Sì. Fratelli e sorelle sono parenti in linea collaterale, non in linea retta. Poste Italiane lo precisa espressamente nel proprio elenco documenti: parenti in linea retta sono genitori, nonni, figli e nipoti, mentre fratelli e sorelle del defunto sono parenti in linea collaterale. Lo stesso vale per zii, cugini e nipoti figli di fratelli.

Esempio: una persona vedova e senza figli muore lasciando un conto da 8.000 €. Gli eredi per legge sono i due fratelli. Anche se l'importo è modesto e non ci sono immobili, serve la dichiarazione di successione. Non ci sarà imposta di successione da pagare, perché per i fratelli la franchigia è di 100.000 € ciascuno, ma la dichiarazione va presentata comunque. Chi deve farla e come ci si organizza tra eredi è spiegato nella guida su chi deve presentare la dichiarazione di successione.

Come si calcolano i 100.000 € di attivo ereditario?

L'«attivo ereditario» è il valore di tutti i beni e crediti del defunto alla data del decesso, prima di sottrarre debiti e spese. I debiti del defunto o le spese del funerale non abbassano l'attivo ai fini della soglia: la norma parla di attivo, non di valore netto.

Si sommano, ad esempio:

  • saldi di conti correnti e libretti alla data del decesso (per i conti cointestati, la quota del defunto, che si presume uguale a quella degli altri intestatari se non risulta diversamente: art. 11 del D.Lgs. 346/1990);
  • azioni, obbligazioni, fondi comuni, quote di società;
  • crediti, ad esempio somme prestate a terzi o rimborsi già riconosciuti;
  • gioielli, opere d'arte, veicoli diversi da quelli iscritti al PRA.

Esempio: conto da 60.000 € intestato al solo defunto e conto cointestato con il coniuge da 50.000 €. La quota del defunto sul conto cointestato è 25.000 €; l'attivo è 85.000 €. Se gli eredi sono coniuge e figli e non ci sono immobili, la successione non è obbligatoria.

Buoni fruttiferi postali e titoli di Stato contano nella soglia?

L'art. 12 del D.Lgs. 346/1990 stabilisce che non concorrono a formare l'attivo ereditario i titoli del debito pubblico (BOT, CCT, BTP) e gli altri titoli di Stato, garantiti dallo Stato o equiparati. I buoni fruttiferi postali rientrano tra questi: Poste Italiane li tratta come esenti e non rilascia la dichiarazione di credito se il defunto possedeva solo buoni e titoli di Stato.

Poiché l'art. 28, comma 7, parla proprio di «attivo ereditario», la lettura prevalente è che questi titoli non vadano sommati per verificare la soglia di 100.000 €; non risultano però chiarimenti ufficiali dell'Agenzia delle Entrate dedicati espressamente a questo punto. Le istruzioni aggiungono che è comunque consigliabile indicare questi titoli in dichiarazione, perché l'indicazione serve nei rapporti con gli intermediari finanziari. Se si è vicini alla soglia, è prudente chiedere una verifica prima di firmare l'esonero.

Cosa resta fuori dall'attivo

Non concorrono all'attivo, tra gli altri: i veicoli iscritti al pubblico registro automobilistico, le indennità di fine rapporto spettanti per la morte del lavoratore, le indennità che spettano agli eredi per diritto proprio in base ad assicurazioni previdenziali, i crediti verso lo Stato e gli enti previdenziali finché non sono riconosciuti (art. 12 del D.Lgs. 346/1990).

Cosa si consegna alla banca al posto della successione?

Al posto della ricevuta della dichiarazione di successione, gli eredi firmano una dichiarazione di esonero: una dichiarazione scritta in cui attestano che non c'era obbligo di presentare la successione. È la stessa possibilità prevista dall'art. 48 del D.Lgs. 346/1990, che consente a banche e debitori del defunto di pagare gli eredi quando l'interessato «ha dichiarato per iscritto che non vi era obbligo di presentare la dichiarazione».

Secondo l'Agenzia delle Entrate, gli eredi presentano l'esonero alla banca, alle Poste o all'intermediario finanziario, che lo trasmette all'ufficio competente entro 15 giorni. Insieme all'esonero, la banca chiede di solito:

  • certificato o estratto di morte;
  • dichiarazione sostitutiva di atto notorio sugli eredi;
  • documento d'identità e codice fiscale di ogni erede;
  • copia del testamento, se presente.

Alle Poste, con l'esonero serve l'estratto di morte e, se il rimborso supera 150.000 €, l'atto notorio redatto dal notaio. La procedura per sbloccare il conto è spiegata passo per passo nella guida su come sbloccare il conto corrente del defunto, e quella per libretti e buoni nella guida sulla successione alle Poste.

Cosa sono le sopravvenienze ereditarie?

Una sopravvenienza è un bene o un credito del defunto che emerge dopo, ad esempio un rimborso fiscale, un conto dimenticato in un'altra banca, una quota di immobile ereditata a sua volta dal defunto e mai dichiarata. L'art. 28, comma 7, prevede che l'esonero cada se, per effetto di sopravvenienze, le condizioni vengono a mancare.

In pratica:

  • se la sopravvenienza fa superare i 100.000 € o porta un immobile nell'eredità, la dichiarazione diventa obbligatoria;
  • il termine di 12 mesi, in questi casi, decorre dalla data della sopravvenienza, come indicano le istruzioni dell'Agenzia delle Entrate;
  • se la sopravvenienza è piccola e le condizioni restano rispettate, si continua con l'esonero, presentando la relativa dichiarazione anche al nuovo intermediario.

Se tutti gli eredi rinunciano bisogna presentarla?

No, a certe condizioni. L'art. 28, comma 5, esonera dall'obbligo i chiamati all'eredità che, prima della scadenza del termine per la dichiarazione, hanno rinunciato all'eredità, oppure, non avendo il possesso di beni ereditari, hanno chiesto la nomina di un curatore dell'eredità giacente, e in entrambi i casi ne hanno informato l'ufficio dell'Agenzia delle Entrate allegando copia autentica della rinuncia o dell'istanza. Per chi resta obbligato, i 12 mesi decorrono dalla data della rinuncia o da quando ne ha avuto notizia. Le istruzioni consigliano di allegare copia dell'atto di rinuncia quando la dichiarazione viene presentata da altri eredi.

Attenzione: con la rinuncia l'eredità passa ad altri chiamati (ad esempio i figli di chi rinuncia), che a loro volta possono essere obbligati. La rinuncia si fa davanti a un notaio o al cancelliere del tribunale e non si può fare se si è già accettato, anche tacitamente.

Conviene presentare la successione anche quando non è obbligatoria?

Di solito non è necessario: l'esonero è una facoltà prevista dalla legge e banche e Poste devono accettarlo. Può però avere senso presentare comunque la dichiarazione in alcuni casi:

  • quando non è chiaro se l'attivo supera i 100.000 €, ad esempio per titoli con valore oscillante o crediti incerti;
  • quando ci sono più banche e si preferisce un unico documento valido per tutte;
  • quando si prevede che emergano altri beni in seguito.

Presentare la dichiarazione online con la precompilata dell'Agenzia delle Entrate è gratuito: senza immobili, con eredi in linea retta e sotto la franchigia, i costi sono minimi o nulli. Le voci di costo possibili sono riassunte nella guida su quanto costa una successione, e i documenti da raccogliere nella checklist dei documenti.

Domande frequenti

Se il defunto aveva solo un conto con 3.000 € e gli eredi sono i fratelli, serve la successione?

Sì. L'esonero vale solo quando l'eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta: fratelli e sorelle sono parenti in linea collaterale, quindi la dichiarazione è obbligatoria qualunque sia l'importo.

Il limite di 100.000 € è per ciascun erede o per tutta l'eredità?

È riferito all'attivo ereditario complessivo, cioè a tutti i beni del defunto messi insieme, non alla quota del singolo erede. Non va confuso con la franchigia di 1 milione di euro per erede, che riguarda invece il calcolo dell'imposta.

La pensione o il TFR non riscosso contano nei 100.000 €?

Le indennità di fine rapporto spettanti per morte del lavoratore e le indennità spettanti agli eredi per diritto proprio in base ad assicurazioni previdenziali non concorrono all'attivo ereditario (art. 12 del D.Lgs. 346/1990). I crediti verso enti previdenziali non ancora riconosciuti restano fuori fino al riconoscimento.

Con l'esonero devo pagare qualche imposta?

No. Se non c'è obbligo di dichiarazione non ci sono immobili né imposte ipotecarie e catastali, e con eredi in linea retta sotto 100.000 € non si supera la franchigia dell'imposta di successione.

La dichiarazione di esonero vale anche come accettazione dell'eredità?

La dichiarazione di esonero è un adempimento fiscale verso la banca e l'Agenzia delle Entrate. Riscuotere e trattenere le somme del defunto, invece, può comportare accettazione dell'eredità: in caso di debiti del defunto è prudente informarsi prima.

Fonti

Informazioni generali aggiornate alla data indicata, non costituiscono consulenza legale o fiscale. Per i casi particolari rivolgiti a un professionista abilitato.